Le esperienze con FARE SCUOLA: Verbania e LaBolla

A Verbania c’è una scuola vicino al lago dove i bambini si sporcano le mani. Le usano per mettere a dimora le piantine nell’orto che si vede nel cortile interno, dalle finestre delle aule. Manipolano l’argilla che diventerà ceramica. Creano composizioni con i materiali di scarto usando carta, nastri, bottoni, ritagli di stoffa e pezzi di plastica o metallo. Impastano acqua e farina per fare il pane o la pasta, pasticciano con il cacao e il cioccolato. Si sporcano le mani e sono felici di farlo. Ancora di più da quando è arrivata una novità che chiamano LABolla. Da ottobre del 2016, infatti, alla primaria Maria Peron è presente un laboratorio scientifico del cibo, attivato nell’ambito del progetto Fare Scuola, realizzato da Fondazione Reggio Children-Centro Loris Malaguzzi e Enel Cuore Onlus.

Sembra un’astronave del cibo”(Alan). La piccola stanza che ospita LABolla colpisceVerbania, Progetto Fare Scuola, I.C. Pallanza
per la luce netta, il colore chiaro del legno e le forme morbide degli arredi. Mettono a proprio agio e si ha la sensazione che in quel luogo possa nascere qualcosa di interessante, di speciale.

Il laboratorio è stata progettato dall’architetto Francesco Bombardi.
Lo spazio è occupato da un’isola centrale, con un bancone di legno costituito da tre piani sovrapposti che serve come area di lavoro, ospitando piastre a induzione per cuocere il cibo, un mulino elettrico, un orto idroponico, un sistema di termoformatura e alloggi illuminati per utensili e materiali. Si possono utilizzare un proiettore, una webcam e tutti i tipi di devices che collegati in rete Wi-Fi permettono di registrare le attività, archiviarle e condividerle. I bambini vi trascorrono in media due ore a settimana ciascuno, entrandovi in piccoli gruppi di dieci. In questo contesto possono sperimentare le trasformazioni del cibo in funzione della temperatura e del tempo, conoscere le materie prime, realizzare delle piccole coltivazioni, osservare e documentare ciò che fanno. Lorella, Rosario e i loro colleghi insegnanti accompagnano gli studenti in questo nuovo spazio che in poco tempo ha portato non solo il personale docente, ma anche e soprattutto i bambini a vivere una nuova esperienza di didattica che sta contribuendo a ripensare anche gli altri spazi della scuola e il modo di utilizzarli nella quotidianità.

“Qui si possono fare tante cose con le mani” (Leo).

Scacchiere. Chips. Tubicini. Tovagliolini. Capelli lunghi. I bambini hanno fatto la pasta partendo dai cereali macinati nel piccolo mulino e creando nuove forme e dimensioni. Ognuno ha inventato un nome per la sua creazione, dato che hanno scoperto che in Italia ce ne sono davvero tanti tipi e che spesso lo stesso formato ha un nome diverso a seconda delle regioni o delle città.Verbania, Progetto Fare Scuola, I.C. Pallanza

Forme, colori, odori e sapori sono quindi il punto di partenza per parlare anche di altro: l’interdisciplinarità delle materie è favorita con modalità diretta e coinvolgente in un percorso che non è più solo sensoriale. Gli insegnanti trascorrono più tempo lavorando insieme e in questo modo orientano le loro scelte in funzione degli argomenti da trattare e le possibilità di approcciarli in modo nuovo. Le classi si mischiano: l’idea di fare i biscotti fornisce lo spunto per parlare di differenze tra le religioni, ad esempio per le prescrizioni della dieta kosher. O la festa di Halloween permette di dare vita a un lavoro su cultura, tradizioni e lingua inglese, con i bambini di quinta a progettare e quelli di seconda a realizzare biscotti paurosi. E mentre i piccoli si occupano di procedere con l’impasto, i grandi documentano tutto, fotografando e realizzando riprese con il tablet.

Mi mangio la MIA insalata.

Nel cortile della scuola, l’orto è a riposo. Spunta qualche pianta aromatica, sopravvissuta al raccolto della scorsa estate ma Gianluigi, il nonno di Irene, è già al lavoro per preparare la terra alle prossime semine. Alcuni bambini danno una mano con zappe, secchi e rastrelli. Sanno che presto torneranno a crescere le verdure da curare e poi utilizzare nel laboratorio, come quel giorno in cui gli spinaci dell’orto sono serviti per preparare le tagliatelle verdi. 003_orto esternoMa un agricoltore non dipende solo dal suo lavoro: bisogna sperare nel tempo, nella pioggia, nel caldo e nel freddo che devono arrivare al momento giusto. Non come nell’orto idroponico nella Bolla. Lì, in quella specie di acquario di vetro illuminato, la luce e la temperatura si possono regolare a piacimento, per studiare come cresce un ortaggio in luoghi del mondo anche molto lontani, dove i contadini devono fare i conti, ad esempio, con la siccità. In fondo, LABolla ha fatto scoprire che trasformare e gustare l’insalata che si vede crescere giorno per giorno, la MIA insalata, ha tutto un altro sapore. E può essere piacevole. La prossima sfida è ancora più ostica: arriva il broccolo, quella specie di alberello che quando cuoce fa cattivo odore.

LABolla fa guardare le cose da un altro punto di vista.

Lavorare in piccoli gruppi è gratificante, efficace per l’apprendimento, crea benessere e permette di scoprire una dimensione diversa da quella dell’aula.

Verbania, Progetto Fare Scuola, I.C. Pallanza

È stata una scintilla per cercare di portare questa dimensione raccolta anche in altri contesti e luoghi della scuola. Sono nati così il laboratorio dei materiali, o gli angoli di lettura sistemati nei corridoi. Il bambino può ricavarsi dei personali momenti di relax, scegliersi un libro tra quelli presenti e sedersi su un divano per leggerlo. Se gli andrà, potrà portarlo a casa per continuare, in un contesto di fruibilità aperta, senza burocrazia o registri come in biblioteca. In questo modo, si tolgono i libri dagli scaffali per contribuire a far scoprire o riscoprire il piacere di una lettura non imposta. L’utilizzo dei laboratori, poi, aiuta a rivedere le modalità con le quali documentare le attività. Interessa il processo e non solo il prodotto finito mentre prima i passaggi intermedi potevano apparire scontati. Il rinnovamento di un ambiente è diventato rinnovamento di idee. LABolla diventa stimolo per cambiare il modo di fare, rompendo gli schemi. Ti viene voglia di usarla.

Un percorso di cambiamento. Per la dirigente scolastica Stefania Rubatto “E’ importante che LABolla sia stata utilizzata nel primo anno da più di 400 bambini da tutti i plessi dell’istituto. La sperimentazione ha dato risultati eccellenti proprio perché non la consideriamo un’eccezione da aggiungere di tanto in tanto alla quotidianità scolastica, quanto un nuovo modo per fare didattica, investendo innanzitutto sul personale. È uno stimolo per tutti, ci permette di pensare di aprire una nuova stagione e per farlo vogliamo andare oltre LABolla, aprendola già del secondo anno a persone ed esperienze esterne, per tentare di comprenderne tutto il potenziale che ancora non conosciamo”. Verranno coinvolti altri istituti comprensivi, ma anche aziende.

Verbania, Progetto Fare Scuola, I.C. Pallanza

Partirà un progetto Interreg dedicato alla valorizzazione dei prodotti tipici del territorio, mentre un cuoco professionista che si occupa di cucina e salute terrà un corso di cucina per i bambini e degli incontri con i genitori. Tutto si svolge alla perfezione? No, non sarebbe normale che tutto funzionasse subito, quando sono coinvolti istituti diversi, decine di insegnanti e centinaia di bambini dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di primo grado. Sarebbe possibile solo con un’imposizione dell’alto. E’ una strada da percorrere giorno per giorno, fatta di adesioni entusiaste come di approcci diffidenti e conservatori rispetto al cambiamento. Ed è bello, in fondo, sentirsi protagonisti partecipi dello stesso percorso.

Costruire ponti: la rete nella rete.  La Peron non è più vista come la scuola fortunata, quella con il moderno laboratorio. LABolla è a disposizione e le buone pratiche che prima venivano quasi gelosamente custodite tra le mura di un singolo istituto o di una singola classe, oggi sono valorizzate anche dagli altri. Questa è diventata la scuola dove si lavora nei laboratori, che si è costruita una sua via. Ma anche in tutte le altre dell’istituto comprensivo sono iniziati i primi tentativi di portare questo effetto di benessere anche in classe, creando isole, tavoli di lavoro, situazioni che coinvolgono di volta in volta piccoli o grandi gruppi, rompendo il concetto tradizionale di lezione frontale e aprendo all’utilizzo di nuovi supporti tecnologici. E Fare Scuola diventa occasione per costruire nuove reti. Con alcuni istituti italiani coinvolti nel progetto è iniziato uno scambio epistolare: tra insegnanti che confrontano esperienze e metodi, tra bambini che si inviano foto, messaggi e condividono il loro entusiasmo. Gli studenti della scuola di Scicli (RG) ospiteranno presto quelli della Peron, che a loro volta ricambieranno il gesto. “Chissà come sarà andare a scuola tutti i giorni vicino al mare”. LABolla ha reso la primaria Peron una scuola inclusiva, che si è data il compito di valorizzare le attitudini di tutti. In un periodo di tempo limitato, eppure già sufficiente per migliorare le modalità di apprendimento, stimola una nuova stagione di cambiamento positivo. Perché, come dice Irene, “Questo è un posto bellissimo.

Foto di Miro Zagnoli
Testo di Emiliano Raccagni

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