Le esperienze con FARE SCUOLA: Matera

Il progetto Fare Scuola è un segnale evidente di come tutto si evolva in fretta. Fare Scuola, Matera, Primaria Padre MinozziNella Scuola dell’Infanzia e Primaria Padre Minozzi di Matera, dove c’era un grande salone adibito al collegio docenti, ora ci sono un atelier per i lavori di gruppo, espositori alle pareti e attrezzature tecnologiche per le attività digitali. I bambini stanno attorno al tavolo esagonale e, quando i posti non bastano, usano i piani d’appoggio laterali facendosi largo tra i materiali di recupero accumulati dalle maestre. Ci vuole tempo perché tutto vada a sistema, ma l’atelier non è un salotto dove evitare il disordine. Fare Scuola, Matera, Primaria Padre MinozziI primi disegni sono già alle pareti: “Io metterei i ricordi di ogni anno” propone Nicola, “oppure quelli più importanti. C’è spazio per tutto”. Per migliorare l’acustica, gli architetti hanno progettato un sistema di travi che ricorda i Sassi di Matera, ma alcuni bambini sono più propensi a vederci i balconi naturali della Murgia da cui ti affacci per vedere il torrente in fondoal dirupo.

In una città che guarda alle proprie radici, il nuovo atelier è un’anticipazione di futuro. L’odore di fresco non è ancora andato via nonostante le maestre abbiano portato fasci di rosmarino, timo e maggiorana per ricreare l’ambiente murgiano: è il loro modo di trasformare un corpo estraneo in uno spazio vissuto. “L’abitudine al bello non è immediata”, spiega la maestra Simona. “Noi siamo abituati alle cose antiche. Riusciamo più facilmente a guardare il buco nel muro. La bellezza inibisce, incute timore perché devi rispettarla”.

Nell’Atelier digitale, i bambini finiscono in un’altra dimensione. La luce amplifica i movimenti.Fare Scuola, Matera, Primaria Padre Minozzi “Grazie al raggio di luce, nella stanza oscurata i bambini hanno scoperto il pulviscolo e si sono chiesti se fosse la forma dell’aria. Quando entrano in quello spazio, percepiscono di essere in un altro mondo. E ragionano su cose nuove”, spiega la maestra Simona. A Natale i più piccoli hanno attaccato delle stelline di alluminio sulle maglie, per mandare riflessi in ogni angolo. “Investita dalla luce del proiettore, Melissa ha ballato con una stella in testa”, spiega Gabriella, maestra di sostegno. “Era pazza di gioia per le luci colorate che si muovevano sullo schermo bianco. Sa che l’universo è esploso ai tempi del Big Bang e ama spiegare la scena con un grande bum.

Un paio di sezioni hanno aderito al progetto con entusiasmo, anche se l’innovazione procede a macchia di leopardo. Non è un percorso lineare. “Il cambiamento è solo all’inizio, ma noi siamo determinate a trovare la nostra strada”, afferma la dirigente Maria Rosaria Santeramo. “Ci sentiamo come il pesciolino tirato fuori dall’acquario e gettato nell’oceano”, aggiunge la maestra Filomena.

Nella città che sta per diventare Capitale europea della cultura 2019, la scuola è in pieno fermento. Le maestre immaginano di potenziare le attività in compresenza per lavorare in piccolo gruppo nell’atelier, che sembra il luogo adatto per leggere insieme, adagiati sul divanetto o seduti attorno al tavolo. Vorrebbero condividere coi genitori le attività di documentazione lungo tutto l’anno, senza aspettare giugno.Fare Scuola, Matera, Primaria Padre Minozzi Comunicare cosa sta accadendo è la chiave per averli dalla propria parte e continuare a cooperare anche nelle attività a casa. Ci vuole tempo e fiducia.

Nella scuola dell’infanzia i genitori sono aperti alla sperimentazione, e costruire collaborazione è un’attività quotidiana. “Non è semplice spiegare ai genitori cosa accade negli atelier, anche perché il nostro rapporto con questi spazi è ancora embrionale”, afferma la dirigente. “Non tutti i genitori sono consapevoli di quanto i tre anni della scuola dell’infanzia siano importanti per forgiare l’essere umano”, spiega la maestra Simona, “e noi abbiamo il compito di portarli a fare piccoli passi, come si fa coi bambini. La fiducia è un filo sottilissimo: dev’essere sempre ben tirato perché ci vuole poco a rompersi”. Il cambiamento è ancora più complesso alla primaria, dove le maestre sono concentrate sul trasmettere metodi, tecniche e procedure. In questo istituto, per diversi genitori è ancora importante lo stato di avanzamento del programma e non tutti colgono l’importanza delle competenze trasversali. Può ancora capitare che una madre bussi alla porta della maestra per sapere se è già stato affrontato il congiuntivo. O che si facciano comparazioni tra alunni, classi e istituti per vedere chi è più avanti, dopo uno scambio di dati in chat.

Se Matera è stata designata quale Capitale europea della cultura 2019, non è certo per i risultati nelle gare di verbi ma per la sua millenaria cultura materiale. “Non la cultura dell’accademia ma quella delle radici”, spiega la maestra Filomena, “che si stratifica su questa terra da più di ottantamila anni”.
“Anche da un pezzo piccolo, puoi imparare una storia gigantesca”
, spiega Loris, nove anni. Fare Scuola, Matera, Primaria Padre MinozziAlcune tappe di questa evoluzione sono ben visibili nel corridoio della scuola, trasformato in spazio espositivo dal Progetto Fare Scuola. Nella scelta dei colori, i progettisti si sono ispirati ai colori naturali della collina visibile dalla scuola, ricreando un legame tra ambiente interno ed esterno. Alla sua apparizione, il verde alle pareti ha spiazzato le maestre: “Non è né grigio né ocra, ma un colore che a Matera non c’è”, spiega la maestra Filomena.  

Anche i bambini della Scuola dell’Infanzia e Primaria Padre Minozzi si stanno già preparando a Matera 2019. Hanno intervistato il direttore dell’iniziativa per il giornalino scolastico. Si fanno domande sul nuovo logo e cercano di interpretare le scelte del grafico che, dovendo sintetizzare un patrimonio in poche forme, ha pensato di trasformare le tante case affastellate in pochi rettangoli colorati. Lavorare in laboratorio è un modo per rendere la novità più familiare, fuori dai pregiudizi cromatici. “Il celeste è il torrente Gravina, il verde è quello della Murgia, e il viola è l’orchidea”, ipotizza Luca, alunno della quinta. In primavera hanno in programma un’uscita didattica per fotografare le porte e le finestre di Matera, all’origine dell’ispirazione del logo.

Ogni anno a settembre i bambini vanno a costruire aquiloni sulla Murgia, dove tira un vento fortissimo e il filo è teso al punto giusto. Come la fiducia. Esplorando il territorio, imparano a immaginare spazi a misura di bambino. Alcuni vorrebbero che Matera non cambiasse mai, altri sentono la mancanza del treno, dell’aeroporto, dei fast food. Vorrebbero un torrente più pulito e una città meno inquinata, avendo visto aumentare il traffico insieme coi turisti. “Vorrei che Matera non perdesse le cose antiche, ma diventasse un po’ nuova” Fare Scuola, Matera, Primaria Padre Minozzipensa il piccolo Bruno. Dice Carlo, otto anni: “I genitori fanno confronti con le altre città,  mentre noi vediamo solo Matera. E per noi è bella così”. Marcella aggiunge: “Matera piace di più a noi bambini. Perché i grandi hanno già visto tutto, invece noi dobbiamo ancora scoprirla”. Ma anche per gli adulti le sorprese non sono finite. Racconta Luca: “Con la mia classe abbiamo visitato Casa Ortega. Quel giorno, quando tornai a casa, mi era così piaciuta che convinsi i miei genitori ad andare. Non ricordavo bene la strada, ma alla fine l’abbiamo trovata”.Fare Scuola, Matera, Primaria Padre Minozzi

Pur restando fermi, l’orizzonte può diventare più largo. Per estendere lo sguardo verso il mondo oltre la scuola, in corridoio gli architetti hanno creato un punto di osservazione in cui i bambini possono soffermare l’attenzione su una striscia di collina. I più piccoli lo chiamano “casetta” e stanno in punta di piedi per avvicinarsi al cannocchiale. “Col cannocchiale ho visto in fondo in fondo, dove c’è il panorama”, spiega Vincenzo. I più grandi trovano che il punto di osservazione somigli a una postazione di guardia per avvistare il nemico. Su un lato della struttura hanno attaccato i disegni dei loro occhi. “Da quando abbiamo questi spazi, la visione si è ampliata”, dice la maestra Simona.

Testo di Irene Russo
Foto di Elena Giacopini e Beatrice Pucci

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