Le esperienze con FARE SCUOLA: Napoli, Ponticelli

La novità sulla facciata segna il passaggio di Fare Scuola, il progetto che ha ripensato alcuni spazi dell’istituto in modo da supportare attività differenziate e migliorare la comunicazione all’esterno. AFare Scuola, Napoli, IC Marino Santa Rosa partire dai punti di debolezza dell’ambiente, gli architetti hanno progettato strutture su misura che si integravano nel preesistente, ampliando le possibilità e le modalità di relazione fra alunni, genitori e insegnanti. Il preside Gaetano Marchesano ha coinvolto tutte le maestre e lasciato sviluppare in ogni angolo lo spirito del progetto. Qualcosa è cambiato nella qualità degli ambienti scolastici, ma anche nelle pratiche didattiche della scuola dell’infanzia e Fare Scuola, Napoli, IC Marino Santa Rosaprimaria.

Nell’atrio all’ingresso, le maestre avvertivano semplicemente un grande vuoto. Niente di particolarmente preciso, ma un vuoto grande almeno quanto gli spazi enormi che facevano sentire i bambini poco protetti, che facevano sembrare rumorosa all’eccesso qualunque attività laboratoriale in quella terra di nessuno tra le diverse aule. Risultato: ciascuna classe stava dentro alla propria aula, esponendo i prodotti deiFare Scuola, Napoli, IC Marino Santa Rosa laboratori soltanto all’interno. Oggi invece due torri blu – grandi, ma non troppo – racchiudono esperienze sensoriali e cerchi narrativi in cui i bambini confessano i propri problemi a se stessi e agli altri. Sono spazi in cui i piccoli gruppi possono sperimentare didattiche diverse dal lavoro frontale, provare a gattonare sulla stoffa morbida e sui ciottoli duri per capire la differenza ed esprimerla ad alta voce, accettando di non schivare le pietre e di prendere le misure sulle situazioni favorevoli e sfavorevoli della vita.

In una stanza prima adibita a magazzino, ora c’è un laboratorio di luci e ombre dove i bambini imparano le diverse gradazioni di buio, a ricreare l’effetto del sole con due torce. La maestra ne tiene sempre un paio nell’auto perché potrebbero servire in qualsiasi momento, a casa come a scuola. Sembrano avere vent’anni, queste maestre che non ci stanno a misurare la distanza anagrafica sempre più incolmabile dalle vite dei propri alunni. Esplorano, come Fare Scuola, Napoli, IC Marino Santa Rosafarebbero i bambini, le possibilità che si aprono a partire da uno spazio, da un materiale che rivela la propria potenzialità solo per questa nuova capacità visionaria. Sono maestre che si chiedono perché, a volte sotto gli sguardi increduli dei propri figli che si sorprendono nel vedere invertite le parti. Di notte sognano l’attività da fare il giorno dopo. Si confrontano sulla didattica via whatsapp, al telefono, fuori al bar. Guardano gli scarti di casa in modo diverso: ogni cilindro di carta è il principio di un laboratorio. La colonna portante.

Ispirate dai corsi di formazione seguiti a Reggio Emilia, stanno imparando ad appuntare le parole degli alunni, per poi rivederle e ripensare al processo di apprendimento. Col quaderno in mano, le maestre Fare Scuola, Napoli, IC Marino Santa Rosacercano di non farsi notare dai più timidi per non bloccarne la creatività. Sono le prime ad assistere al nascere di una nuova idea nella mente dei piccoli e ne sono persino più fiere dei genitori, che a volte non colgono il cambiamento che sta avvenendo sotto i loro occhi. I genitori tendono ad accorrere per reclamare in caso di disservizio, ma devono ancora aprirsi a questo modo di fare scuola. Abituati a valutare la produttività dei bambini in quantità di “lavoretti” più tradizionali, non sono ancora sensibili a una didattica che si sostanzia nei dialoghi, nei processi invisibili.

Nella scuola di Ponticelli, il lungo corridoio è scandito da tavoli blu e tutti possono scoprire su cosa lavorano i bambini, se si soffermano a guardare. A piccoli gruppi, gli alunni escono dall’aula per partecipare alle attività di costruzione delle forme, con il vantaggio di poter lasciare i giochi sulle mensole. I pannelli danno la possibilità di mostrare i risultati dei laboratori anche alle mamme di passaggio. Quelle che vengono a prelevare i figli più grandi, nell’attesa che suoni la campanella, sostano davanti alla documentazione delle varie attività. Si stupiscono quando scoprono le verità dei bambini stampate nero su bianco, robot di cartone a cui manca solo la parola. Qualcuna di loro si lascia irretire Fare Scuola, Napoli, IC Marino Santa Rosadai tasselli in legno che aspettano lì, sulle mensole blu, nuove possibilità combinatorie che li trasformeranno in costruzioni, castelli o grattacieli. Le mamme si soffermano a giocare, senza nemmeno accorgersi di essere anche loro parte di questo modo di fare scuola, senza nemmeno ricordarsi di rimettere a posto i giochi come chiederebbero le maestre. Un tassello alla volta, le cose cambieranno. C’è chi ha visto anche il bidello Angelo tornare per un attimo bambino davanti a dei pezzetti di legno.

 

Testo Irene Russo

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