Le esperienze con FARE SCUOLA: Scicli

Ragusa è la provincia più meridionale d’Italia, Verbania è a 30 km dal confine svizzero. In entrambe le latitudini, il progetto Fare Scuola è entrato fra i banchi con una ventata di innovazione, che si manifesta in nuovi arredi ma ha una portata molto più grande. Nella primavera del 2017, alcune insegnanti della rete di Fare Scuola si Fare Scuola Scicli Verbaniaincontrano a Napoli per un corso di formazione e riconoscono l’una nell’altra la scintilla del cambiamento. Così la maestra Lorella lancia via chat l’invito a visitare il nuovo Atelier del Gusto della Scuola Primaria “Maria Peron” di Verbania. Rispondono le maestre Daniela e Anna dell’Istituto Comprensivo “E. Vittorini” di Scicli-Donnalucata-Sampieri, dove l’onda Fare Scuola ha depositato un colorato Atelier del Mare. A 1800 km di distanza dal Lago Maggiore.

Nell’aprile 2018 i bambini di Scicli vanno in gita a Verbania. Il progetto prende il nome di “Costruiamo ponti” – con un po’ di ironia – perché nessuno sente il bisogno di aspettare nuove infrastrutture per stringere legami. Ai 17 alunni delle quinte si aggiunge un’intera classe quarta. Lasciar partire i figli diventa una priorità anche per quelle famiglie che riescono a versare la quota di partecipazione soltanto in minime rate settimanali.

Giacche a vento nel trolley e anche costume da bagno, i siciliani portano il sole sul Lago Maggiore. Nei ricordi degli alunni, Verbania si imprime come una città floreale da Fare Scuola Scicli Verbaniacui si vedono i monti. “Erano belle le isole sul lago” racconta Roberta, “e anche la scuola, perché ci sono tante cose che noi non abbiamo: la sala mensa, la biblioteca, l’aula di inglese, il giardino… Tutto”. Da quest’anno c’è anche “LABolla”, un laboratorio scientifico sul cibo progettato nell’ambito di Fare Scuola. Da lontano, le maestre inviano ai genitori notizie e fotografie, che si possono ingrandire così da valutare meglio l’umore del bambino in base all’espressione, oppure il tempo atmosferico in base al a pesantezza della giacca. “Quand’è tornato da Verbania” racconta un genitore, “mio figlio Angelo era stanchissimo ma contento. È arrivato a casa a mezzanotte ma non voleva aspettare l’indomani per raccontare tutto”. Dice la piccola Sara: “La mia sensazione è stata: gioia, un sogno, e altre cose che non so descrivere”.

Nell’aula di Verbania cala un silenzio insolito, dopo la partenza dei visitatori. Poi sbucano ad alta voce i ricordi di quel che è successo soltanto il giorno prima. Commenta Mattia: “Ai nostri ospiti è piaciuto il labirinto dei tulipani, anche se non era fiorito. La vasca delle ninfee, anche se non c’era l’acqua. A loro è piaciuto tutto lo stesso, perché non l’avevano mai visto”. “Non avevano mai visto le montagne, né un paio di sci” aggiunge Alessandro, “e credevano che noi non avessimo mai visto il mare”.

Nelle settimane che passano, i bambini si scambiano messaggi e fardelli di lettere, finché arriva maggio e si ritrovano a Scicli, dove i compagni siciliani fanno da guida tra Fare Scuola Scicli VerbaniaPalazzo Spadaro, Palazzo Beneventano, le chiese di S. Bartolomeo e S. Matteo. Scicli è abituata all’accoglienza e anche alla luce dei riflettori: proprio nei giorni della gita, in piazza sono in corso le riprese delle nuove puntate del “Commissario Montalbano” e il municipio sta per essere trasformato in questura per esigenze di finzione. A Punta Secca, davanti alla casa sulla spiaggia resa nota dalla serie tv, i bambini di Verbania non risparmiano le fotografie. Basta un simpatico gelataio alto e pelato per farli sentire più vicini alla loro idea romantica di viaggio in Sicilia.

Quando le due scuole si incontrano, prende forma una Babele di accenti, per merito delle migrazioni interne al nostro Paese in entrambe le direzioni. La maestra Rosi è emigrata a Verbania proprio da Donnalucata: è stato facile convincere i bambini a venire a conoscere la sua terra e i suoi ex alunni ormai in quinta. Ma anche tra le maestre di Scicli ci sono donne cresciute a Milano o in Svizzera, che per amore hanno scelto di vivere nella provincia più meridionale d’Italia. I bambini scoprono un nuovo modo di fare amicizia, che si alimenta delle differenze: “Il nostro parlare è diverso dal loro”, dice Iris di Scicli, nove anni. “Abbiamo provato a insegnargli qualche parola siciliana, loro la ripetono ma non capiscono il significato”.

Fare Scuola Scicli VerbaniaVerbania è la città dei fiori, Scicli dei pomodori. Quando Nicolas entra nella serra dell’azienda Galanti, la prima cosa che gli viene in mente è “Questo è proprio l’odore della nostra terra”. I bambini piemontesi seguono con curiosità la filiera dell’oro rosso: nell’Atelier del gusto progettato da Fare Scuola, sono abituati a regolare il clima dei microambienti perché una pianta nasca dal seme. Nelle serre del ragusano possono osservare su ampia scala le problematiche della coltivazione, dalla fertilità del suolo ai parassiti. Appesi allo stelo, i pomodori non sono tutti uguali ma possono avere bocche e nasi rossi quasi raffreddati, oppure somigliare a pere o zucche. I bambini si intrufolano fra le pile di cassette, allungano le mani per acchiappare qualche datterino e nasconderlo nelle tasche. “Voglio vivere qui!”, esclama Elena dopo averne assaggiato uno.

Arriva l’ora della merenda e dentro al magazzino di trasformazione dei pomodori si fa amicizia parlando di cibo. Marco, assente nella prima fase del gemellaggio, prende subito confidenza con qualche domanda diretta che gli fa recuperare il tempo perduto. “Qual è la cosa più buona che hai mangiato qui a Scicli?” chiede ad Andrea, che ricorda bene il sapore del pastiere ripieno di carne e dell’arancina al ragù. Poi Marco chiede consigli su cosa mangiare a Verbania: secondo Andrea, varrebbe la pena ordinare gnocchi, pasta coi funghi, polenta d’inverno. Una volta presa confidenza, i due passano a confrontarsi sui problemi veri della vita: quanti compiti assegnano le maestre. A quanto pare tantissimi ovunque.

In queste zone, dove le spiagge non si sono salvate dalla privata furia edificatoria, i piccoli abitanti misurano in passi la distanza fra le loro case e il mare. Ad un passo, si Fare Scuola Scicli Verbaniasentono davvero vicini. A venticinque, già molto lontani e vanno in spiaggia soltanto d’estate. Nella scuola di Sampieri il mare è vicinissimo, appena oltre un muro di tufo. Per portarne un po’ a scuola, basta fare una passeggiata sulla spiaggia e raccogliere quel che lasciano le onde. Oppure guardarne un ritaglio dentro a una sagoma fustellata, o scattare una fotografia. Alcuni battono l’acqua con una canna per rilassarsi, immaginando un’isola dove c’è un mucchio di ciottoli. Altri dibattono su come far sopravvivere le piccole rane che hanno appena catturato per tenerle a scuola dentro a una boccia. Raccolgono un po’ d’acqua mettendo le mani a conca e la trasportano finché non scivola tra le dita. Fanno ipotesi sulle stelle marine, che non si capisce se siano morte o vive finché il mare le muove. Usano le canne per disegnare sulla sabbia, e rametti sbiancati per fissare le porte nelle partite di calcio. Angelo vede un amuleto su una pietra dalla forma strana. Federica raccoglie pietre così curiose che vuole portarle con sé per tenere in casa il mare. “Questi bambini vivono il mare, ma sono abituati a giocare con dei giochi in plastica. Prendere conchiglie e alghe, metterle insieme… oggi è una cosa che non si fa più” commenta Lorenzo Cannella, biologo dell’associazione Mangrovia.

Fare Scuola Scicli VerbaniaI bambini di Verbania guardano l’acqua fremendo finché non gli viene dato il permesso di buttarsi a mare in costume, mentre gli autoctoni impreparati si mettono in mutande o si bagnano fino alle maglie. Il finale è una classica fila di vestiti messi a stendere al sole sulla ringhiera della scuola.

Nell’Atelier del Mare, si può portare il mare a scuola e osservarlo, un elemento alla volta. Lo spazio comprende armadi per riporre oggetti e tavoli pieghevoli per scoprire meglio i reperti collezionati sulla spiaggia. Tutto scorre su ruote in modo che si possa facilmente riposizionare all’interno o all’esterno, in base all’uso e al tempo atmosferico. Attraverso i cassetti trasparenti è più facile intuire cosa c’è dentro. “Tuberi di mare, pigne, frammenti di mattoni, alghe che chiamano polpette… Sono oggetti che conoscono, perché giocano intorno alla pineta e alla fornace incendiata. Qui imparano a classificarli e a combinarli in modo diverso. Avendo qualcosa tra le mani, scatenano l’ingegno” spiega la maestra Paola. “Sulla spiaggia troviamo cose diverse in base alla mareggiata. Ma potremmo anche cambiare luogo, o tornare un altro giorno” spiega Giuseppe, nove anni. “Siamo in una fase di sperimentazione” dice la maestra Adriana, “stiamo carburando. Questi arredi hanno una potenzialità infinita”. I bambini hanno già testato la novità: il nuovo pavimento del campetto di calcio non è soltanto di un incredibile blu, ma anche più morbido quando si cade. “Prima era di cemento, e se cadevi coi pantaloncini ti sbucciavi il ginocchio” aggiunge Giuseppe.  

In questa piccola comunità sociale, dove le classi contano pochissimi alunni, l’Atelier è un segnale di apertura al territorio. “Sampieri è un piccolo borgo di pescatori. In questo plesso si sono sempre sentiti ai margini, ma adesso si mettono al centro” spiega la dirigente Marisa Cannata. Poi aggiunge la dirigente: “L’entusiasmo serpeggia nei docenti, tra i bambini e le famiglie, che stanno rispondendo alla grande. Fare Scuola crea ambienti che favoriscono il coinvolgimento di tutti i soggetti protagonisti. E ci ha permesso di incontrare un’altra scuola, a partire da un’idea comune”. “L’Atelier ha portato i genitori dentro alla scuola, perché li abbiamo coinvolti nelle attività coi bambini. Si è abbattuta una barriera” afferma la maestra Daniela.Fare Scuola Scicli Verbania

Prima di separarsi, i bambini delle due scuole costruiscono una composizione con gli oggetti portati sul mare dalla natura e dall’uomo. Una composizione effimera, che si può scomporre e rifare, ma poi rimangono le immagini e il ricordo. Un gruppo crea il mare dentro a un barattolo di vetro con un fondale di sabbia, a cui i bambini di Verbania aggiungono una terraferma di conchiglie tutto intorno: “È come un lago, di solito circondato da montagne” spiega Andrea. “Noi abbiamo rappresentato la Sicilia e Verbania. Metà del disegno è di sabbia e specchi, l’altra metà di piante e fiori” spiega Greta. Per costruire un ponte, tra le due metà aggiungono una canna di mare. Un altro gruppo crea un piccolo arcipelago di isole, ma non riescono a smettere il gioco e così, un’ora dopo, non rimane più spazio sul tavolo specchiato. “Lo specchio è utile per costruire” commenta Edoardo “perché riflette il cielo e sembra il mare”.

Cosa finisce e cosa rimane? I bigliettini di benvenuto e di ringraziamento, i cartelloni turistici appesi alle pareti, frasi come “i giorni più belli della mia vita finora” o “sei la migliore amica che non hai mai avuto”. Nuovi progetti di gemellaggio con la Fare Scuola Scicli VerbaniaGermania e l’Irlanda. L’intenzione di incontrare altre scuole e confrontarsi sulle buone pratiche. Nessuno si preoccupa dell’effimero perché tutto troverà un nuovo significato cambiando di posto. “Fare Scuola” pensa la maestra Lorella “ti dà una forma mentale del tipo: si può fare. Se a scuola abbiamo messo in piedi un atelier come LABolla, allora vuol dire che le idee possono andare avanti”.

Ultimo pranzo prima di salutarsi, poi ripensare alle stesse cose a una distanza di 1800 km. Sulla torta è disegnata l’Italia, dove le regioni si distinguono per colore come su una carta geografica. Tra Verbania e Scicli c’è soltanto una riga di cioccolato.

 

Testo di Irene Russo
Foto di Alba Ferrari

Le esperienze con FARE SCUOLA: Taranto

Un giorno, i bambini della  del quartiere Paolo VI hanno scritto su una manciata di fogli bianchi i primi diritti che veScuola Falcone, Taranto, Fare Scuolanivano loro in mente, quelli che ritenevano essere i diritti fondamentali che ogni scuola – ogni città, ogni paese – dovrebbe rendere visibili, far toccare, afferrare, modellare con le mani. Quei fogli, scritti a stampatello e corredati da disegni colorati, sono poi stati raccolti dai maestri e appesi nel corridoio della scuola. Così chiunque ha potuto leggere che i bambini hanno il diritto ad avere le scarpe chiuse, così non si fanno male. I bambini hanno il diritto di costruire una casa sull’albero. Il diritto ad andare allo scivolo e ad avere un parco. Il diritto di togliere i mafiosi, i cattivi. Il diritto di ascoltare e essere ascoltati. Il diritto di parola quando parlano i grandi. Il diritto ad avere banchi più lunghi e più larghi. Il diritto ad

Le esperienze con FARE SCUOLA: Verbania e LaBolla

A Verbania c’è una scuola vicino al lago dove i bambini si sporcano le mani. Le usano per mettere a dimora le piantine nell’orto che si vede nel cortile interno, dalle finestre delle aule. Manipolano l’argilla che diventerà ceramica. Creano composizioni con i materiali di scarto usando carta, nastri, bottoni, ritagli di stoffa e pezzi di plastica o metallo. Impastano acqua e farina per fare il pane o la pasta, pasticciano con il cacao e il cioccolato. Si sporcano le mani e sono felici di farlo. Ancora di più da quando è arrivata una novità che chiamano LABolla. Da ottobre del 2016, infatti, alla primaria Maria Peron è presente un laboratorio scientifico del cibo, attivato nell’ambito del progetto Fare Scuola, realizzato da Fondazione Reggio Children-Centro Loris Malaguzzi e Enel Cuore Onlus.

Montorio al Vomano – Naturalmente

Naturalmente, ovvero della natura, che riguarda la natura nel suo significato più ampio e comprensivo, è il principio di base che guida il progetto per la scuola dell’infanzia di Montorio.

Un nuovo ambiente unitario, precedentemente articolato in due stanze, è suddiviso per ambiti:

  • la stanza dei paesaggi immaginari dove sperimentare la luce e il buio, il suono e il silenzio, il liscio e il ruvido e dove poter proiettare e creare ambienti immersivi;
  • lo spazio dei sogni e dei racconti ovvero un luogo con arredi morbidi dove potersi riposare ma anche dove poter ospitare attività quali lettura, disegno, costruzione, discussione;
  • l’atelier materico, un ambiente più strutturato attrezzato con tavoli e sedie di cartone componibili dove svolgere attività organizzate e sperimentare e indagare i diversi linguaggi dei materiali.

>  Inizio lavori: febbraio 2018
Fine lavori: aprile 2018

 

Caserta – Progetto

Il progetto proposto dall’arch. Maurizio Lai offre opportunità di ricerca e reinvenzione di alcuni ambienti della scuola, permettendo una condivisione delle attività tra la scuola dell’infanzia e la scuola primaria. La presenza di elementi scomponibili consente di scoprire, sperimentare e ideare insieme agli altri nuovi scenari e contesti di apprendimento.

L’ingresso si trasforma in un’area che accoglie e avvolge, in cui poter socializzare, giocare e lasciare la propria traccia su pannelli a pa­rete magnetici o su ripiani inglobati nella seduta.

L’area della biblioteca diffusa è stata progettata con l’obiettivo di riservare una zona in cui poter leggere e dialogare con i propri compagni.

Lo spazio riservato alle attività teatrali e alle proiezioni e lo spazio dell’atelier sono luoghi nei quali è possibile indagare diversi linguaggi espressivi. La parete materico digitale presente nell’atelier è un arredo da esplorare che ospita materiali differenti attraverso i quali costruire e scoprire nuove possibilità e percorsi di apprendimento.

 >  Inizio lavori: marzo 2018
Fine lavori: aprile 2018

Magliano Alfieri – Progetto

L’obiettivo del progetto proposto dall’architetto Andrea Cattabriga dello studio slow/d è quello di creare un laboratorio-atelier utilizzabile sia per attività materico-digitali che attività condivise insieme agli adulti in orari extra-scolastici.

L’intervento è orientato quindi alla versatilità, permettendo di riconfigurare lo spazio in modo da poter svolgere lavori di gruppo e attività plenarie.

Il luogo vuole essere fortemente rappresentativo delle qualità fondamentali di uno spazio per la fabbricazione digitale, l’educazione tecnico-scientifica e la cultura materica ovvero dei processi di trasformazione e dell’accessibilità al sapere.

Lo spazio è inoltre dotato di elementi utili alla documentazione e di un proiettore per condurre e coordinare le attività, così come per consultare e condividere materiali.

>  Inizio lavori: febbraio 2018
Fine lavori: aprile 2018

Campobasso – Laboratorio diffuso

Il progetto, proposto dall’arch. Andrea Oliva, intende creare contesti di apprendimento che favoriscano e sostengano la costruzione di conoscenze, abilità, motivazioni e relazioni.

La serie di elementi colorati che arredano e arricchiscono gli spazi interni di nuove funzioni, hanno la volontà di mettere in relazione e comunicazione due luoghi, oltrepassando il limite fisico di separazione esistente, costituito dalla vetrata.

Lo spazio esterno alla vetrata, in prossimità della rampa di accesso al primo piano, è dotato di sedute morbide, tavolini e pouf, mobili multifunzionali e un mobile libreria, offrendo l’opportunità di creare una mini-biblioteca e diversi corner lettura, adatti sia ai momenti dedicati all’accoglienza sia ai momenti di relax dei ragazzi. Le diverse configurazioni che si possono ottenere muovendo e spostando le sedute, introducono dinamicità allo spazio e qualità funzionale.

Lo spazio interno alla vetrata è dotato di un tavolo per i lavori di gruppo e di pareti espositive scrivibili, come estensione fisica e didattica del laboratorio artistico adiacente; è dotato inoltre di una platea di sedute con proiettore e telo, per la visione di contributi multimediali.

 >  Inizio lavori: gennaio 2018
Fine lavori: marzo 2018

Porto Tolle – Spazi interstiziali

Il progetto proposto dallo studio ZPZ PARTNERS si occupa di due luoghi in particolare: l’aula e il corridoio.

Ripensando la funzionalità dell’aula si è voluto allestire lo spazio con setting variabili che possano assecondare diversi modi di lavorare con i bambini: visualizzazione condivisa, lavoro di gruppo, rielaborazione di materiali, interazione e peer reviewing. La forma dei tavoli e la presenza di sedute informali supportano questo obiettivo.

La flessibilità dell’aula presuppone anche la capacità di diventare luogo specializzato, cioè dotato di strumenti specifici. Dovendo intervenire all’interno del singolo locale, sono stati realizzati arredi di grandi dimensioni che, una volta estratti, sono in grado di trasformare uno spazio generico in uno spazio attrezzato.

Il corridoio è stato ripensato per permettere la creazione di microluoghi per attività come lettura, relax, colloquio e per la comunicazione della documentazione relativa alle attività svolte dai bambini. Le finiture e la possibilità di gestire del verde in interni aiutano a rendere esteticamente più sostenibile lo spazio. Infine, è stato riorganizzato lo spazio per il personale ausiliario, sia a livello estetico che di fruibilità per informazioni, assistenza e gestione.

>  Inizio lavori: dicembre 2017
Fine lavori: gennaio 2018

Ponte di Nona – La grotta dell’immaginario

Il progetto La grotta dell’immaginario proposto dall’architetto Guido Incerti dello studio Bottega d’Architetti ripensa l’atrio della scuola immaginandolo come l’antro di una grotta. Per questo sono state pensate due grandi colonne che, come stalagmiti colorate, possono diventare ripostigli per materiali e documentazioni, ripiani per libri e quaderni oppure tavoli dove poter svolgere attività.

Le colonne hanno piani rotanti – dai bordi morbidi – per giocare, ma anche per variare la configurazione dello spazio.

Nell’ingresso è stato previsto anche un luogo adibito ad accogliere giochi di luce per proiezioni immersive e un ulteriore spazio dove una tenda, una volta chiusa, potrebbe suggerire l’idea di un nascondiglio.
Lo spazio educativo diventa quindi un luogo sia funzionale che aperto alle sperimentazioni creative.

Si è poi intervenuti nello spazio di ingresso della scuola per comunicare anche all’esterno il segno del cambiamento. Sotto al porticato una panca a forma di semicerchio invita a osservare punti di vista differenti: la panca è infatti luogo adibito alla sosta ma non solo. Nel suo versatile utilizzo potrebbe, se si siede sul lato rivolto verso l’interno, suscitare riflessioni sullo scorrere del tempo e delle stagioni attraverso la visione dei mutamenti dell’albero da frutto mentre, dall’altro lato, permettere la scoperta di nuove contaminazioni e nuovi sguardi rivolti l’esterno.

>  Inizio lavori: dicembre 2017
Fine lavori: gennaio 2018

Ostia – Paesaggi di Integrazioni fluide

Il progetto, proposto dallo studio di Architettura Lenardon, vuole creare delle aule che lasciano spazio ad un’organizzazione della didattica fluida e flessibile, che incentivano le occasioni di lavoro in team, sia esso formato da piccoli gruppi o dall’intera classe di studenti.

La classe si configura quindi come uno spazio flessibile e adattabile a seconda delle esigenze didattiche. Gli elementi morbidi, definiti da superfici complementari concave e convesse, sono in grado di comporsi in più forme per dare origine ad aggregazioni libere di dimensioni variabili. Il layout è anche pensato per creare microluoghi specializzati con la possibilità di utilizzo degli stessi in maniera differenziata a seconda delle esigenze. Questa sorta di setting variabili sono garantiti sia dalla combinabilità dei tavoli sia da cassettoni attrezzati mobili.

In ogni aula sono state predisposte ampie superfici dove poter comunicare le progettualità attraverso disegni, grafiche e testi e contenitori perimetrali per gli zaini, che contribuisce all’ordine negli spazi.  E’ stata inoltre realizzato una Atelier/Lab, dove gli alunni possono sviluppare attività di ricerca e di scoperta.

>  Inizio lavori: gennaio 2018
Fine lavori: febbraio 2018